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LE
SECOLARI VICENDE STORICHE
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Il
Nome, le Origini
Il
nome Bosia Prende origine dal termine Bozeda, secondo alcuni; secondo
altri da Boxa. Tali nomi significavano luogo dove prosperava la pianta
del "bosco".
Le origini di Bosia sono antichissime, probabilmente risalgono al periodo
pre-romano con la formazione di un villaggio aggregato a quelli della
Gallia. Dopo la conquista romana, come tutta la zona, anche il nostro
paese fu valorizzato venendosi a trovare sul percorso ottimale delle truppe
che da Roma si recavano in Gallia e facevano qui accampamenti o stazionamenti
veri e propri. Le popolazioni di tutta la Langa si dimostrarono vivamente
legati ai loro luoghi combattendo contro gli invasori, e solo dopo cruenti
lotte si sottomisero all'autorità di Roma.
Nel Medioevo la nostra e le circostanti vallate furono valorizzate e le
popolazioni elevate culturalmente grazie all'insegnamento impartito dalle
comunità religiose, in specie dei Frati Benedettini, ed allo svilupparsi
dei commerci.
Cenni Storici
Nel
1001 Ottone III confermò il possedimento di Bosia ad Olderico,
Marchese di Susa. Bosia venne successivamente occupata da Bonifacio, Marchese
di Savona e quindi ceduta a Gugliemo I, Marchese di Ceva e Cortemilia.
Tra il 1112 ed il 1118 Alba, Asti, Ivrea e Milanofacevno parte di una
lega intercomunale per fronteggiare il dominio dell'Imperatore e dei suoi
Marchesi, i quali cercarono di costituire delle alleanze con le città
o di Alba o di Asti, così da poter assicurare e consolidare la
loro permanenza nei territori a loro assoggettati. E' proprio in questo
periodo che abbiamo il sorgere di diversi Comuni e tutto ciò destava
preoccupazione alle città, poichè si stava verificando un
grande deflusso dalle campagne alle città. Nel 1209, come molti
paesi del circondario, tra cui Castino, Cortemilia, Torre Bormida, Bergolo,
Torre Uzzone, Casteletto Uzzone, Perletto, Roccaverano, Pezzolo, Bosia
venne ceduta al comune di Asti.
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Nel
1313 passò in mano ai Savoia; Amedeo VIII nel 1426 ne investì
Bartolomeo del Carretto, le cui due figlie ne portarono in dote
una metà a Bonifacio di Valoerga e l'altra a Guido di Biandrate,
conte di S. Giorgio. La prima parte, dopo essere stata posseduta
da Giulio esare Balziano (1606) e da Bartolomeo Rabino (1628) ritornò
ai Valperga e quindi ai Falletti di Cannalunga. La seconda parte
passò per vendita nel 1676 ad Alessandro di Robbio e quindi
a Giacomo Verri d'Alba.
L'anno più tragico fu il 1669 dove le popolazioni delle Langhe
furono costrette alla fame ed alla pestilenza, tantochè l'allora
Duca di Savoia ordinò l'acquisto di grano per saziare la
popolazione.
Il 30 marzo 1679 (venerdì santo), per le infiltrazioni d'acqua
dovute allo "sciglimento delle nevi cadute nell'inverno in
smisurata quantità", in Bosia si mosse una frana nel
pomeriggio che distrusse il Castello, le case del Capoluogo ed il
Cimitero. Tradizione vuole che siano periti tutti gli abitanti,
mentre un manoscritto inedito, basato su ricerche accurate in Archivi
parrocchiali , sembra dimostrare che non vi furono vittime; a riprova,
a Bosia si conserva un registro catastale del 1684 (quindi posteriore
all'evento) in cui sono elencatii nomi degli 82 Particolari costituenti
la Comunità. |
Nel
1706 ci fu una fortissima grandinata che diminuì fortemente la
produzione della vite e nel 1708 ci fu una terribile pestilenza del bestiame.
el 1749 si verificò un'altra alluvione di grande intensità
che colpi in linea diretta la valle Belbo. Dal 1796 al 1814 Bosia passò
sotto la dominazione francese.
Il 16 maggio 1926, lungo il fondovalle, il Belbo asportò il ponte
in legno e produsse profonde erosioni spondali in località Campetto.
In epoca fascista, nel 1928, il comune di Bosia fu aggregato a quello
di Castino, ma riacquisto la propria autonomia nel 1947, in seguito al
Decreto Legge del Capo Provvisorio dello Stato n. 509 del 22/11/1946 (pubblicato
sulla G.U. n. 7 del 10/01/1947). Il 4 settembre 1948 lungo la strada Bosia
- Lequio Berria, crollarono il ponte sul Rio Rostero e quello sul Belbo
in località Bolla. Cedette inoltre il vecchio ponte lungo la S.S.
29 e buona parte del rilevato in località Campetto di Borgomale.
Il 16 luglio 1951, presso Bosia, il Belbo aggirò il guado della
strada per Lequio Berria in località Bolla. Il 2 novembre 1968
il Belbo esondò su circa 50 ettari ed asportò il ponte comunale.
Le
condizioni di rischio per i fabbricati della valle Belbo derivano
però in larga misura dall'attività fluviale: quelli
distrutti o resi inagibili rientrano nell'ordine di parecchie decine,
quelli soltanto lesionati o danneggiati in vario modo assommano
a varie centinaia; per contro si annoverano poche decine di abitazioni,
per lo più rurali, distrutte da frana, e altrettante sono
quelle danneggiate.
Perdita rilevante per il patrimonio storico di Bosia e il Castello
situato nell'allora località Bostero. Di piccole dimnesioni,
con scopi prettamente avvistativie difensivi, questo Castello, come
quello della vicina Cravanzana, costituiva certamente un dominio
non poco rilevante dei Marchesi del Carretto in lotta con Casa Savoia
per i possedimenti in Piemonte e Liguria. |
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Probabilmente questo castello era stato costruito proprio in quel punto
per collegare in linea d'aria esso con i vicini castelli di Cortemilia
Cravanzana, Lequio Berria, Borgomale ed altri che punteggiano come nuvole
le verdi colline della Langa, che per la loro altezza sul livello de mare
impedivano, da una parte all'altra, l'avvistamento del nemico.
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